Diario di bordo – Lefkada · 13 ottobre 2025, ore 15:30
Dopo 3 mesi e 2 settimane di preparativi, Selene ha finalmente lasciato il cantiere di VLICHO. Il rollafiocco rimesso a nuovo, la randa pronta, o quasi, e il fedele pilota automatico “Ennio” testato con cura. La partenza dal pontoon Eucaliptus è avvenuta alle 16:30, con il vento gentile da sud che prometteva una traversata ideale verso Meganissi.
Una volta impostata la prua al vento, la randa è salita facilmente e in tutta la sua maestosità nonostante l'assenza di un paio di stecche. Gonfia, silenziosa e potente, ha iniziato a spingere la barca di bolina larga. Il genova, tutto aperto, ha seguito il ritmo, catturando la brezza di 8 nodi.
La traversata verso la baia di Spartohori, solo poche miglia, si è trasformata in un’esperienza di pura libertà: acqua piatta, Selene che scivolava stabile a 5 nodi, e la sensazione di aver ritrovato un ritmo che mi mancava da sette anni.
Il primo giorno si è chiuso con soddisfazione e la certezza che Selene sarà pronta per affrontare le nuove sfide della stagione 2026. Una barca che sa parlare al cuore e che conferma, miglio dopo miglio, di essere stata la scelta giusta.
Premessa: questa sezione è priva di materiale fotografico ed è una digressione causata dall'invasione dei dispositivi tecnologici che ci condizionano la vita in ogni aspetto. Il motivo della mia presenza a Cefalonia – Fiscardo – il 14 ottobre, era dovuto al tentativo disperato di tornare online per dei problemi con il telefono, che naturalmente mi avevano privato anche dell’uso della camera. Ad ogni modo. Prima di mollare gli ormeggi sentivo che mancava qualcosa. Con Alexis, l’elettronico di fiducia, avevo già deciso per un upgrade che molti consideravano superfluo: cablare, da prua a poppa fino al pozzetto, il sistema remoto per il verricello dell’ancora.
C’era chi diceva: “ti basta un telecomando Wi-Fi da 20 euro su Amazon”. Facile, sì. Economico, certo. Ma per me – che a bordo non poso mai niente senza rischiare che sparisca misteriosamente in un gavone – un dispositivo del genere avrebbe avuto vita breve.
La scelta è stata diversa: fissare un dispositivo palmare, da estrarre dal quadro comandi sopra il tavolo da carteggio, asportabile all'occorrenza e con una presa dedicata vicino alla manetta del gas nel pozzetto. Solido, avvitabile, sempre a portata di mano. Costo: 200 € · Rapporto investimento/sicurezza: 1 a 1000.
Esempio lampante, e purtroppo immediato, dell’importanza di questa decisione. Dopo aver trascorso la notte a Spartohori (Meganissi), sotto un diluvio universale, mi sveglio stropicciato e dirigo subito verso Cefalonia. A Fiskardo, dove ormeggio in condizioni difficili e senza usare il famoso remote control dal pozzetto per pura disabitudine: c’era poco spazio, molto pubblico e necessità di dare catena più volte per evitare collisioni. Risultato: Ancòra agganciata alla catena di un'altra barca sul fondo.
Al momento di ripartire collego finalmente il dispositivo remoto in pozzetto, mollo i doppi ormeggi di poppa e inizio a salpare. Siamo quasi alla fine della manovra, ma la catena si blocca di colpo: non scende più nel gavone. La barca è ferma, esposta al pubblico ludibrio in mezzo al piccolo porto, sotto gli occhi ironici dei pensionati inglesi ai bar.
Ma ecco che propiziamente, una giovane coppia di Singapore, su un minuscolo gommone elettrico, nota la scena. Senza esitazione il piccolissimo battello passa sotto la catena aggaciata alla mia Ancòra, mentre io da prua gli allungo una cima giallo canarino, che loro faranno scorrere sotto la catena incagliata. Lei, con un sorriso che mi resterà impresso, alza il pollice in segno d’intesa.
Io da bordo riesco facilmente a dare volta alla cima gialla sulla bitta di prua e volo immediatamente al pozzetto, impugno il remoto cablato nuovo di zecca: l’Ancòra scende rispondendo subito ai comandi. Ora, con il coltello seghettato per il pane taglio la cima gialla in tensione con appesa la catena del malcapitato e In pochi istanti sono libero di riprendere la rotta, lasciando lo humor britannico un po’ meno pungente del previsto.
Se fossi stato in una baia isolata, privo di qualsiasi aiuto, con vento forte di prua e scogli a poche decine di metri a poppa, senza quel cablaggio l’esito avrebbe potuto essere disastroso. Il remoto cablato ha trasformato un incidente potenzialmente grave in un episodio da raccontare con leggerezza.
Diario di bordo – Kalamos · 16 ottobre 2025, ore 23:00
Arrivare a Kalamos in assenza di luna, poco prima di mezzanotte, è stato come entrare in punta di piedi in un luogo sospeso nel tempo. Conoscevo già il porto, ma rivederlo così, immerso nel buio e nella pioggia, ha avuto un sapore diverso: familiare e al tempo stesso misterioso.
Provenivo da Porto Leone, tre miglia più a sud. Una baia splendida, ma troppo profonda per fidarmi di restare con 30 metri d’acqua sotto la chiglia e il meteo in peggioramento. Meglio salpare, rinunciando al bagno del mattino, piuttosto che passare una notte insonne tra dubbi e raffiche improvvise.
A Kalamos ho trovato rifugio sicuro. accanto a un catamarano di 45 piedi – enorme, ma goffo se paragonato alle linee filanti di Selene – ho dato volta alla mia barca sotto la pioggia battente. Un ritorno al passato, con il caro George, oste e amico dei tempi dello skippering, a ricordarmi che il mare non è solo fatica e prove, ma anche incontri e radici che non si spezzano mai.
Diario di bordo – Vathi, Itaca · 17 ottobre 2025, ore 08:30
Dopo la magnifica velata da Kalamos, che ci ha regalato momenti entusiasmanti, eccoci al porto di Vathi, riparati nell’abbraccio leggendario della storia omerica. Sono a Itaca, quella autentica: la terra di Ulisse e dei Proci, di Penelope e dei suoi ricami, dell’attesa. Potremmo anche definirla l'isola della pazienza che, nel mio caso, ha trovato appagamento nel sogno di una vita, oggi simboleggiato dal dolce nome di Selene.
Nella notte il vento ha soffiato sostenuto fino alle tre del mattino. Tutti gli skipper al porto hanno fatto il loro dovere rinforzando gli ormeggi. Selene si è svegliata sotto la pioggia con due grossi parabordi fissati allo specchio di poppa: poco estetici, ma rassicuranti. Per fortuna non sono serviti. I 40 metri di catena e la Delta da 15 kg hanno mantenuto la prua ben orientata contro le raffiche stimate sui 30 nodi. La scelta accurata dell’ormeggio, lungo la banchina sinistra guardando il mare dalla piazza del paese, ha fatto il resto. Il sonno ha ricompensato.
La navigazione di ieri è stata entusiasmante: sotto genova, prima di bolina larga, poi al traverso davanti ad Atokos, infine in lasco verso Vathi. Una traversata che ha mostrato chiaramente le prestazioni di cui Selene è capace. Emozionanti, convincenti, piene di promesse.
Ora sono pronto per il rientro a Nidri. Il test di tre giorni si chiude con grande soddisfazione. Tra pochi giorni ritornerò ad Atene,alla vita reale, con il programma di lavoro e dedizione agli impegni presi con Alexandra. Mi attendono nove mesi fino alla pensione, ma con una certezza: avrò tempo per affinare ogni dettaglio e portare Selene allo stato dell’arte, proprio come merita.
La mattina mi trova stanco ma lucido. Dopo tre giorni di test in mare, il corpo chiede riposo ma la mente è già altrove. Il rientro da Vathi a Nidri scorre tra pioggia intermittente e sprazzi di luce, un susseguirsi di fronti e schiarite che ricordano quanto il mare non conceda mai tregua totale. Selene avanza con equilibrio, come se anche lei avesse capito che questo non è un semplice ritorno: è la chiusura di un ciclo e l’inizio di un altro.
Davanti a Skorpios, il cielo si apre. Un arcobaleno, sottile ma nitido, si tende da un’isola all’altra. In quell’arco effimero vedo condensarsi i mesi di lavoro, le ore di restauro, le notti di fatica e le decisioni ancora da prendere. È come se il mare stesso mi consegnasse un segnale: ora puoi ripartire.
L’idea iniziale dei tre First 21.1 è rimasta sospesa. Barche valide, ma inadatte al tipo di turismo che Lefkada ospita oggi — più attratto dal comfort che dalla vela. Ho compreso che il vero valore non sta nel numero di scafi, ma nella qualità del tempo che si trascorre a bordo. Selene, il First 34.5 restaurato pezzo per pezzo, non è più solo una barca: è diventata una scuola galleggiante, un laboratorio per trasmettere ciò che il mare insegna meglio di chiunque — rispetto, attenzione e libertà.
Formare una nuova generazione di skipper locali: ragazzi nati sull’isola che potranno fare del mare non solo una passione, ma un mestiere. Insegnare loro a manovrare, a leggere il vento, ma anche a rispettare la rotta — dentro e fuori dall’acqua. Questo sarà il vero lascito di Lefkada First: non una scuola per turisti, ma una fucina di conoscenza e dignità.
I video di questi giorni, brevi e autentici, saranno il primo racconto di questa rinascita. Frammenti di un viaggio che non finisce a Nidri, ma riparte da lì, con più mani sul timone e una direzione più chiara.
Selene in cantiere durante la visita di Valentina – pochi istanti dopo aver issato la randa.
Dal cantiere di Vlicho al pontile dell’Eucalipto – l’istante in cui i sogni prendono forma.
Prima prova in mare – una rotta ideale sotto la benedizione di Eolo.
Passaggio davanti a Episkopi con Mitika all’orizzonte – il volto più autentico dello Ionio.
Il primo miglio verso sud. Il meteo cambia, ma lo spirito dell’equipaggio resta saldo.
Notte di vento a Vathy, Itaca. Raffiche, cime in tensione e il respiro del mare tutt’intorno.
Sosta a Itaca. Pioggia e vento, ma un porto che accoglie come una casa.
Rientro a Lefkada. Navigazione tra pioggia e luce, con un arcobaleno su Skorpios.
Otto video autentici dei giorni di prova di Selene dopo il restauro: controlli meccanici, esercizi a vela, manovre, navigazioni tra vento e pioggia, tramonti sul canale di Lefkada e sosta a Vathy (Itaca). Infine, il rientro a Lefkada – un racconto che intreccia tecnica e poesia del navigare.
Questi otto brevi diari visivi raccontano la nascita della Selene Sailing School: momenti veri di mare, apprendimento e libertà.
Buona visione e buon vento.
Ci sono barche che nascono con un destino scritto nel nome. Il First 345, disegnato da Jean Berret per Beneteau nel 1984, è una di queste: un progetto capace di fondere la grazia della vela francese con la solidità della grande scuola costruttiva europea.
Selene è la versione charter a tre cabine, nata per offrire spazio, equilibrio e affidabilità. Scafo in vetroresina piena, coperta sandwich e una struttura capace di durare decenni. Una barca sincera e marina, con una velocità di crociera sui sette nodi: il vento, quando lo rispetti, basta da solo.
In bolina mantiene un equilibrio naturale; al timone è precisa, progressiva. Il piano velico da 64 m² muove con grazia le sue cinque tonnellate di dislocamento, mentre il pozzetto ampio invita alla manovra condivisa. All’interno, legni chiari e volumi ben proporzionati ricordano la vela di una volta: essenziale, accogliente, onesta.
“Non tutte le barche devono essere nuove per insegnare. Alcune, come il First 345, continuano a farlo semplicemente navigando.”
Un progetto che unisce velocità e familiarità: capace di scivolare sull’acqua e accogliere l’equipaggio con un calore senza tempo.
In mare l’uomo torna semplice.
L’acqua si prende il peso, il vento porta via ciò che affatica la mente.
La notte in rada, il suono lieve degli ormeggi,
la luce che cambia sulla prua —
sono queste le cose che sistemano l’anima senza chiedere nulla.
Sotto vela capisci subito cosa vale e cosa puoi lasciare andare.
L’acqua non insegna.
Rivela.
Per questo seguiamo rotte lente,
sapendo che ogni mattina, davanti a un’isola nuova,
può nascere un uomo diverso.
Per domande sulla navigazione, sul meteo, sulle rotte o sulle prossime uscite in programma. Ti rispondo io, direttamente.
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